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Introduzione

Le basi della lingua giapponese

1)
La struttura tipo della frase giapponese è SOV (Soggetto, Oggetto, Verbo), quindi al contrario dell'italiano che è SVO:
Italiano: Mario mangia la pizza.
Giapponese: Mario pizza mangia.


2)
Le funzioni grammaticali dei vocaboli sono segnalate da particelle:
Es:
Mario-wa (particella del tema) pizza-o (particella del complemento oggetto) taberu.
"Mario mangia la pizza".

Le modalità dei predicati sono segnalate da suffissi o ausiliari:
Es:
Mario-wa pizza-o tabe-ta (suffisso del passato).
"Mario ha mangiato la pizza".

Mario-wa pizza-o tabe-nai (ausiliare di negazione).
"Mario non mangia la pizza".

Questo perché il giapponese è una lingua semi-agglutinante: significa cioè che elementi invariabili  (es. le radici di verbi, sostantivi, particelle, suffissi) ed elementi variabili (desinenze, ausiliari) si uniscono ma senza fondersi, rimanendo distinti pur formando una sola parola, in cui sono sommati i significati di ogni elemento.


3)
Non esistono articoli, declinazioni di numero (plurale, singolare, duale ecc.) o di genere (maschile, femminile o neutro). Es.:
gakusei =
"uno studente", "una studentessa", "degli studenti", "le studentesse";
"lo studente", "la studentessa", "gli studenti", "le studentessa"


4)
Gli aggettivi si comportano similmente ai verbi, ossia esistono tre tipi di predicati: verbale, nominale e aggettivale.
Ciò significa che i verbi, la copula e gli aggettivi si coniugano secondo:
- il tempo (solo due: passato e non passato),
- la negazione,
-  l'aspetto (azione in corso, azione ripetitiva ecc.),
- il modo (imperativo, condizionale ecc.).


5)
Verbi e aggettivi presentano una coniugazione in 6 forme (5 per gli aggettivi). Queste sono anche dette "basi" perché a esse si appoggiano i vari ausiliari e suffissi. La scelta della base è determinata da ciò che segue il verbo (nomi, ausiliari, particelle o niente). Le basi sono le seguenti:
- Mizenkei o "forma incompleta". A essa si unisce per es. l'ausiliare di negazione.
- Ren'yōkei o "forma congiuntiva". A essa si unisce per es. l'ausiliare di cortesia.
- Shūshikei o "forma conclusiva". Si usa a fine frase.
- Rentaikei o "forma attributiva". Si usa davanti a elementi invariabili come i nomi. Un verbo davanti a un nome ne diventa un attributo, cioè una frase relativa.
- Kateikei o "forma condizionale". A essa si unisce per es. la particella ipotetica.
- Meireikei o "forma imperativa". Riguarda solo i verbi.


6)
Nel giapponese esiste il concetto di tema, ossia ciò che costituisce l’argomento centrale di una frase, ma che non corrisponde per forza al soggetto. Da qui la distinzione tra le particelle WA e GA.
Es.:

Mukashi (una volta) ojīsan (vecchio) ga (particella del soggetto) ita (c'era). Ojīsan (vecchio) wa (particella del tema) shiawase (felice) datta (era).
"C'era una volta un vecchio. Il vecchio [quello di cui si è parlato, distinto da altri possibili "vecchi"] era felice".


7)
Vige la regola che ciò che modifica precede ciò che viene modificato.

- tutti gli aggettivi precedono i sostantivi;
Es.: libro rosso -> rosso libro -> akai (rosso) hon (libro).

- L'elemento che indica il possesso precede sempre il sostantivo:
Es.: il libro di mario -> mario di libro -> Mario no (di) hon (libro).

- Questo si applica anche nelle frasi complesse: le proposizioni subordinate precedono la principale (cfr.  in particolare la proposizione relativa).
Es.: il libro che ho letto è interessante -> che-ho-letto-libro è interessante -> yonda (che ho letto)  hon (libro) omoshiroi (è interessante).


8)
Il giapponese prevede una serie di stili (onorifico, cortese, umile) a seconda della situazione concreta in cui il parlante si colloca. Comporta variazioni riguardanti soprattutto i verbi, ausiliari, prefissi e suffissi.

Es.: ohayō (buongiorno).

Verso familiari o conoscenti: ohayō.
Verso estranei o superiori: ohayō gozaimasu.

Nel  giapponese scritto di oggi convivono tre sistemi di scrittura, kanji, hiragana e katakana, a cui si aggiungono l’alfabeto latino (detto in giap. rōmaji), i numeri arabi e la punteggiatura.


I kanji (es. "本", "食", "私")
Lett. “caratteri cinesi” sono grafemi che rappresentano idee e significati propri. Nati in Cina più di tre millenni fa, sono stati importati in Giappone già a partire dal V secolo.  
Tutt’oggi, all’interno della frase i kanji  hanno valore semantico e generalmente rappresentano sostantivi, radici di verbi e di aggettivi.
Un kanji non ha necessariamente un solo significato univoco e può essere letto in diversi modi. Di solito si leggerà con una pronuncia derivata dall’originale suono cinese (on’yomi, “pronuncia secondo il suono”) se facente parte di una parola composta da uno o più caratteri; se isolato si leggerà con la “pronuncia secondo il corrispondente termine giapponese” (kun’yomi).
È facile dedurre come gran parte del lessico giapponese odierno sia di derivazione cinese. Difatti, molti vocaboli composti da due kanji letti alla maniera cinese vengono chiamati “composti sino-giapponesi”.



Il sillabario hiragana (es. "あ", "き", "す", "て", "も")
è un sillabario di 46 caratteri, dotati di solo valore fonetico, con i quali è possibile scrivere tutte le parole della lingua giapponese. Si è sviluppato dallo stile corsivo di alcuni kanji, come si denota dalla sue forme sinuose. Al giorno d’oggi è utilizzato per annettere particelle grammaticali ai sostantivi, per indicare flessioni verbali e scrivere termini autoctoni o trascrizioni di kanji troppo complicati.



Il sillabario katakana: (es. "ア", "キ", "ス", "テ", "モ")
è un sillabario di 46 caratteri, dotati di solo valore fonetico, con i quali è possibile scrivere tutte le parole della lingua giapponese. Si è sviluppato da una sola parte di alcuni kanji, come si denota dalle sue forme spigolose. Al giorno d’oggi è utilizzato per trascrivere parole di derivazione straniera (a esclusione di quelle cinesi), onomatopee, dialetti, termini normalmente scritti in kanji o hiragana che si vogliono enfatizzare o sottolineare (a es. in pubblicità, slogan o esclamazioni).

Convivenza di caratteri e orientamenti diversi

 

Ci sono vari modi di trascrivere in caratteri latini il giapponese. Qui si è utilizzato il sistema di trascrizione FONETICA Hepburn. Esso prevede che la lettura delle vocali sia come in italiano e quello delle consonanti come in inglese. Alcune pronunce richiedono tuttavia maggiore attenzione:

- ch si legge come la c di "Cina";
- g si legge come la g di "gatto";
- j si legge come la g di "Giulia";
- sh si legge come la sc di "sci";
- u è muta (desonorizzata) solo quando si verificano queste due condizioni: 1) è preceduta da una consonante sorda; 2) la sillaba non è accentata;
- w si legge come la u di "uva";
- y si legge come la i di "ieri";



Le cinque vocali del giapponese a, i, u, e, o possono allungarsi, ossia avere durata maggiore rispetto alle vocali normali. Nel sistema Hepburn si trascrivono così:

aa;
ii
(oppure ī, per trascrivere termini in katakana);
ū
(dall’unione di u + o);
ei
(oppure ē, per trascrivere termini in katakana);
ō (dall’unione di o + u oppure o + o).


N.b: essendo una trascrizione della pronuncia, qui abbiamo deciso di trascrivere la particella を con ‘o’ (e non ‘wo’, come spesso accade online), la particella は con ‘wa’ (e non ‘ha’, come spesso accade online), la particella へ con ‘e’ (e non ‘he’, come spesso accade online).

a
ka
sa
ta
na
ha
ma
ya
ra
wa
ga
za
da
ba
pa
ひゃ
hya
びゃ
bya
ぴゃ
pya
i
ki
shi
chi
ni
hi
mi
ri
gi
ji
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bi
pi
u
ku
su
tsu
nu
fu
mu
yu
ru
gu
zu
zu
bu
pu
ひゅ
hyu
びゅ
byu
ぴゅ
pyu
e
ke
se
te
ne
he
me
re
ge
ze
de
be
pe
o
ko
so
to
no
ho
mo
yo
ro
wo
go
zo
do
bo
po
ひょ
hyo
びょ
byo
ぴょ
pyo

a
ka
sa
ta
na
ha
ma
ya
ra
wa
ga
za
da
ba
pa
ヒャ
hya
ビャ
bya
ピャ
pya
i
ki
shi
chi
ni
hi
mi
ri
gi
ji
ji
bi
pi
u
ku
su
tsu
nu
fu
mu
yu
ru
gu
zu
zu
bu
pu
ヒュ
hyu
ビュ
byu
ピュ
pyu
e
ke
se
te
ne
he
me
re
ge
ze
de
be
pe
o
ko
so
to
no
ho
mo
yo
ro
wo
go
zo
do
bo
po
ヒョ
hyo
ビョ
byo
ピョ
pyo

Ai= aggettivi terminanti in -i
Ana= aggettivi terminanti in -na
Art= aggettivo in forma rentaikei
Avv= avverbio
Class.= classificatore
Kt= kaiteikei = forma condizionale del verbo.
N= nome
Mz = mizenkei = forma incompleta del verbo, usata per costruire il negativo, il causativo e il passivo.
Mr = meireikei = forma imperativa del verbo.
P= particella
Part. = vd. P
Prop. = proposizione
Q= quantità 
Rt= rentaikei = forma attributiva di un verbo (prima di un nome: 会う人 au hito 'la persona che incontrerò'; oppure prima di desu: ないです nai desu 'non c'è')
Ry= ren'yōkei = forma congiuntiva di un verbo (prima di un altro verbo, di una particella, o all'interno di un composto -es.: 引き出し hikidashi 'cassetto')
Sh= shūshikei = forma del dizionario, prima di un punto.
V= verbo, compreso l'ausiliare pseudo-verbale だ/です da/desu.
Vkt= verbo in forma kateikei.
Vmz= verbo in forma mizenkei.
Vrt= verbo in forma rentaikei.
Vry= verbo in forma ren'yōkei.
Vsh= verbo in forma shūshikei.
V-te= Vte = forma in -te di un verbo.

Siti in italiano:

https://studiaregiapponese.com/

https://hanamiblog.net/ 

 

Siti in inglese:

http://japanesetest4you.com/

https://www.kanshudo.com/

 

Siti in giapponese:

http://www3.nhk.or.jp/news/easy/index.html

 

Dizionari online:

http://www.a4edu.com (Giapponese>Italiano)

http://jisho.org/ (Inglese<>Giapponese)

 

Apps e altri strumenti utili:

https://ankiweb.net

http://www.polarcloud.com/rikaichan/ (Rikaikun per Google Chrome)

http://www.imiwaapp.com/ (solo Iphone)

In italiano

Yoko Kubota, Grammatica di giapponese moderno, Venezia, Cafoscarina, 1989.

Marcella Mariotti, La lingua giapponese, Roma, Carocci 2014.

Matilde Mastrangelo, ‎Naoko Ozawa, ‎Mariko Saito, Grammatica giapponese, Milano, Hoepli, 2016.

 

In inglese

Seiichi Makino, Michio Tsutsui, A Dictionary of Basic Japanese Grammar, Tokyo, The Japan Times, 1989.

Samuel E. Martin, A Reference Grammar of Japanese, Honolulu, University of Hawaii Press, 1988.

 

In giapponese

Ichikawa Yasuko, Shokyū nihongo bunpō no oshiekata no pointo (Punti essenziali delle modalità d’insegnamento del Giapponese livello principianti), Tōkyō, 3A Corporation, 2005.

Ichikawa Yasuko, Chūkyū nihongo bunpō no oshiekata no pointo (Punti essenziali delle modalità d’insegnamento del Giapponese livello intermedio), Tōkyō, 3A Corporation, 2007.

Iori Isao, Takanashi Shino, Nakanishi Kumiko, Yamada Toshihiro, Shokyū o oshieru tame no nihongo bunpō handobukku (Manuale di grammatica della lingua giapponese per l’insegnamento livello principianti), Tōkyō, 3A Corporation, 2000.

Okamoto Makiko, Ujihara Yōko, Kurabete wakaru. Nihongo hyōgen bunkei jiten (“Capire comparando. Dizionario di forme grammaticali giapponesi”), Tōkyō, J-Research, 2008.

La nostra storia

Parte da molto lontano...

La nostra storia inizia 8 anni fa quando Marcella iniziò in Giappone la creazione di Bunpohydict. Insieme ad Alessandro, nel 2011 ha dato il via al progetto Itadict.
Nel 2012 grazie ai fondi del Dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea dell'Università Ca' Foscari Venezia, Alessandro ha iniziato il progetto Edukanji, un applicativo per l'auto apprendimento dei Kanji per italofoni.

  • BunpoHyDict

    • Dizionario ipermediale della grammatica giapponese

    BunpoHyDict ha rappresentato il primo esperimento di un sistema di e-learning della lingua giapponese per Italiani, a cui si è iniziato a lavorare nel 2008. Si tratta di un dizionario ipermediale di grammatica giapponese, in cui le voci sono ordinate alfabeticamente, correlate tramite link le une alle altre e spiegate all'interno di situazioni di vita quotidiana.

  • Itadict

    • Dizionario giapponese-italiano online

    Il progetto Itadict, attivo dal 2010 (anche se nato da esperienze precedenti di ricerca) ha come scopo la creazione di un database giapponese-italiano accessibile gratuitamente, dichiaratamente ispirato dal progetto JMdict/EDICT di Jim Breen (1991) da cui trae la struttura e le caratteristiche principali.

  • Edukanji

    • Autoapprendimento dei Kanji

    Programma dedicato per l'apprendimento dei kanji. E' possibile consultare le lezioni preparate dai docenti o ricercare il kanji attraverso una chiave o per radicale. E' possibile anche verificare l'apprendimento attraverso semplici giochi (per ora solo 2) e quiz. Ogni kanji viene visualizzato attraverso animazioni che ne indicano l'ordine dei tratti e il numero.

Il nostro gruppo di ricerca

Tenured Assistant Professor in Japanese Language Education

Project owner

Marcella Mariotti

P.h.d Student


Developer

Alessandro Mantelli

Research Grant Holder


Project contents editor

Giovanni Lapis